lunedì 22 maggio 2017

PAO PAO - Paolo Bordino

Francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – PAO PAO Paolo Bordino  - Casa Museo – Francesco – Cristina


Penguin Soup - 2017




Pao Pao - Paolo Bordino



Pao è nato nel 1977 a Milano, dove vive e lavora. 

Si forma in teatro come macchinista, fonico e tecnico di palcoscenico con la compagnia di Franca Rame e Dario Fo. Studia e lavora presso i laboratori del Teatro alla Scala di Milano e nel 2000 realizza i suoi primi interventi di Street Art. Nascono così i coloratissimi pinguini sui paracarri in cemento, le lattine di Pao Cola e zuppa Campbell’s sui bagni pubblici, smile e palle da biliardo, delfini e squali, pellicani, margherite e tanto altro.

Nel 2005 fonda Paopao Studio, come naturale conseguenza della sua attività artistica e in breve tempo arrivano numerose collaborazioni con le aziende, tra cui Motta, Gatorade, Galatine, Seven, Harley Davidson, Accenture, Chicco, Ceres.
Dopo l’incontro con la graphic designer Laura Pasquazzo, lo studio si sviluppa ulteriormente operando in differenti campi, grafica, web design, allestimenti e decorazioni, merchandise, produzione e promozione di oggetti.

Nel 2007, dopo la mostra “Street Art Sweet Art”, al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano – Pao inizia a lavorare su tela e supporti tridimensionali di vetroresina, sviluppa così nuove strade attraverso sperimentazioni sui materiali, ricerche prospettiche, distorsioni visive e utilizzo di geometrie curve. 
Pao cerca di superare la bidimensionalità della tela, e in parallelo, la tridimensionalità del nostro mondo.
La crescente attenzione verso il suo lavoro, la cui caratteristiche distintive rimarranno costanti, lo porta a esporre in spazi pubblici, musei e gallerie private, in Italia e all’estero. 
Ha esposto i suoi lavori in varie rassegne d’arte tra cui al Padiglione d’arte contemporanea di Milano, alla Triennale di Milano, alla Biennale di Venezia.








giovedì 27 aprile 2017

Mario Mafai

Francesco Rositani -  
Pittore – Opere – Quadri – Quotazione – Quotazioni – Mario Mafai – Quote – Casa Museo – Francesco –

 Cristina

http://www.brundarte.it/2019/12/06/picasso-lodola-mostra-arte-moderna-contemporanea-brindisi/

Paesaggio Romano -1928
Roma ponte Rotto (Ponte Sisto) - 1943

Casa Museo Francesco Cristina




Mario Mafai, pittore italiano del primo novecento, nasce a Roma nel 1902 in un'agiata famiglia borghese e, appassionato di disegno, quindicenne abbandona gli studi regolari per dedicarsi alla pittura.

Nel 1924 dopo aver stretto amicizia con Gino Bonichi (Scipione), frequenta con lui la Scuola Libera del nudo all'Accademia di Belle Arti e con lui inizia a dipingere all'aperto dal vero sia in città che in campagna ed a passare lunghe ore di studio nelle gallerie e nei musei romani, la loro vera scuola.

L'anno dopo, nel 1925 Mario Mafai incontra la pittrice e scultrice lituana Antonietta Raphael alla quale fu legato da un lungo sodalizio, artistico ed affettivo, dalla quale avrà tre figlie, Miriam (1926), Simona (1928) e Giulia (1930) e con la quale allargherà le sue prospettive artistiche.
I due, insieme a Scipione, danno vita al gruppo artistico definito "Scuola romana"che si opponeva alla visione arcaica dell'arte a favore di una visione espressionista.
Nel 1927 Mafai e Antonietta vanno ad abitare nella casa-studio in Via Cavour ed il pittore esordisce nella "Mostra di studi e bozzetti" organizzata dall’Associazione Artistica Nazionale in Via Margutta, ripetendo l'anno dopo l'esposizione alla XCIV Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti.
 In questo periodo Mafai frequenta insieme a Scipione la Biblioteca di Storia dell’Arte di Palazzo Venezia, stringe rapporti di amicizia con Ungaretti, de Libero, Sinisgalli, Beccaria e Falqui.

Nel 1929 espone, con Scipione e altri, al "Convegno" di giovani pittori a Palazzo Doria, appoggiati dal pittore  Cipriano Efisio Oppo già sostenitore dei "fauves", in particolare Henri Matisse e della Secessione romana e da Roberto Longhi, che conia per il terzetto Mafai - Scipione - Raphaël, la fortunata definizione "Scuola di Via Cavour".

Effettivamente in quegli anni di grandi dibattiti, la casa di Mafai e Raphaël divenne un punto di riferimento per artisti e letterati, che vi si ritrovavano a discutere.
Ai primi del 1930 parte con la moglie per Parigi, ma nel novembre è di nuovo a Roma per una personale, con Scipione, alla Galleria di Roma diretta da Pietro M. Bardi; il pittore è in una fase di transizione artistica, ai tenebrosi impasti assimilati nei musei, si sostituisce un nuovo interesse per la luce.

Gli anni Trenta, mentre Mario Mafai esplora una costruzione del nudo più astratto e metafisico in chiave anticlassicista, sono caratterizzati dal susseguirsi di fortunate esposizioni: dalla I Quadriennale di Roma del 1931, alla mostra itinerante negli Stati Uniti (1931-32), alla XVIII Biennale di Venezia (1932), alla II Quadriennale del 1935, alla mostra itinerante "Exhibition of Contemporary Italian Painting" a San Francisco, alla personale alla Galleria della Cometa del 1937, alla XXI Biennale di Venezia del 1938, alla seconda mostra milanese di "Corrente" alla Galleria Grande del 1939.
Nel 1939 si trasferisce con la famiglia a Genova, per sottrarre Antonietta alle discriminazioni razziali, Mario Mafai è ormai un pittore di grande successo e la sua evoluzione artistica lo portato ad un breve periodo di Neorealismo con raffinate meditazioni coloristiche ed  alle prime Fantasie, grovigli di nudi in conflitto o grottesche mascherate, dove i più vari riferimenti (Goya, Géricault, Grosz) si affollano in una concitata atmosfera di terrore che preannuncia il caos della guerra.

Gli anni Quaranta, per quanto la guerra lo permette, il pittore tiene personali a Milano, a Genova  ed a Roma, dove nel 1944 è tra i principali espositori della mostra "Arte contro la barbarie" promossa da "L'Unità".
Nel 1948, la passione politica entra nella vita del pittore che aderisce al P.C.I. e, in una lettera a "Rinascita", s'impegna, con altri, per un'arte contro il formalismo senza contenuti, accettando di partecipare alla formazione dell'importante collezione Verzocchi sul tema del lavoro, famosa l'opera Gli scaricatori di carbone.
Sempre nel 1948 la XXIV Biennale di Venezia ospita una sua importante personale, che raccoglie opere dal 1938 al 1947, mentre Mafai si incammina sul sentiero dell'Arte Informale, abbandonando gli stretti riferimenti alla realtà per fare spazio alle pure tessiture cromatiche.

Gli esiti di questa ricerca non figurativa sono esposti in una serie di mostre, alla Galleria La Tartaruga di Roma (1959), alla Galleria Blu di Milano e alla Bussola di Torino (1960), alla VI Biennale di San Paolo del Brasile (1961). In un primo bilancio dell'arte italiana fra le due guerre Mario Mafai ha un posto di rilievo nella Mostra Storica sulla Scuola Romana curata da Castelfranco e Durbè alla Quadriennale del 1959.
Alla sua ultima personale alla Galleria L'Attico di Roma nel 1964; presenta le opere dell'ultimo periodo: Ricordi inutili (1958), Rinascere (1959), Ciò che rimane (1960) e Corde del 1960-63.
In una nota in catalogo il pittore sottolinea la coerenza interna del suo lavoro, che, in un arco di oltre quarant'anni, lo ha portato a scelte innovatrici non per ansia di novità o frettoloso adeguamento, ma per esplorare, oltre l'essere, il possibile.








Alcune aggiudicazioni











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venerdì 10 marzo 2017

Giorgio Morandi

Francesco Rositani -  
Pittore – Opere – Quadri – Quotazione – Quotazioni – Giorgio Morandi – Quote – Casa Museo – Francesco – Cristina

Casa Museo Francesco Cristina

Giorgio Morandi è stato tra i più importanti pittori del Novecento.
Nato a Bologna il 20 luglio 1890, divenne famoso in tutto il mondo per le sue nature morte con le riconoscibilissime sequenze di bottiglie, vasi, brocche e altri recipienti realizzate in olio su tela con pochi colori e linee molto essenziali. I suoi quadri sono esposti in tutto il mondo e Morandi fu premiato alla Biennale di Venezia nel 1948 e in seguito a quella di San Paolo del Brasile. Morandi è inoltre considerato uno dei più importanti incisori del Novecento.

Fin da giovane dimostrò di avere un grande interesse per il disegno e l’arte figurativa, cosa che indusse i suoi genitori a iscriverlo all’Accademia di belle arti della città. Il padre morì nel 1909 e Morandi, che non aveva ancora 20 anni, divenne di fatto il responsabile della famiglia, con tutte le conseguenze che ne derivavano. Riuscì comunque a proseguire gli studi, anche se con qualche difficoltà negli ultimi anni di Accademia: aveva già elaborato un proprio stile che usciva dai canoni classici e questa cosa non piaceva a tutti i suoi docenti. Tra le sue fonti d’ispirazione c’erano Picasso e Cézanne tra i suoi contemporanei, ma naturalmente anche i grandi pittori del Rinascimento.Tra il 1918 e il 1919 Giorgio Morandi espose con i futuristi, facendosi riconoscere per il suo stile metafisico, e nel 1920 fece propri molti dei propositi di “Valori plastici”, la rivista di critica d’arte nata proprio per diffondere le idee della metafisica e delle avanguardie europee in Italia. In seguito Morandi maturò uno stile più personale e unico: iniziò a farsi conoscere con le sue nature morte, composizioni costituite molto spesso da serie di bottiglie e altri recipienti, resi con pochi colori piatti e molto tenui. Dipinse anche ritratti e paesaggi, destinati comunque a essere meno conosciuti rispetto alle sue nature morte in cui lo stile era molto riconoscibile: i soggetti erano spesso abbozzati e con pochi particolari, ma grazie alle tinte piatte riusciva comunque a dare ai suoi quadri un notevole realismo.Giorgio Morandi approfondì anche le tecniche legate alle acqueforti e alle incisioni, alcune delle quali sono andate perdute, in cui giocava con linee sottili e prospettive. Le prime sperimentazioni in tal senso risalgono ai primi anni Dieci del Novecento.Morandi morì a Bologna il 18 giugno del 1964. Sulla sua lapide, nella Certosa di Bologna, c’è un ritratto che fu realizzato dal pittore suo amico Giacomo Manzù. Nei primi anni Novanta la città gli ha dedicato un Museo, nel quale sono conservate diverse opere donate dalla sorella di Giorgio Morandi, Maria Teresa. Oltre a Bologna e alle mostre che vengono spesso organizzate in giro per il mondo, in Italia le opere di Morandi sono conservate in diverse gallerie d’arte come alla GAM di Torino, la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma e alla Pinacoteca di Brera di Milano.















venerdì 20 gennaio 2017

Marc Chagall

Francesco Rositani -  
Pittore – Opere – Quadri – Quotazione – Quotazioni – Marc Chagall – Quote – Casa Museo – Francesco – Cristina

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Marc Chagall - le Anime morte di Gogol




Marc Chagall, il cui vero nome era Moishe Segal nasce a Liosno, presso Vitebsk nella odierna Bielorussia il 7 Luglio 1887, primo di sette figli in una famiglia ebrea molto unita.

Dal 1906 al 1909 studia pittura, prima a Vitebsk, poi alla Scuola della Società Imperiale per la Difesa delle Belle Arti di Pietroburgo, dove è allievo anche di Léon Bakst.

Per vivere a Pietroburgo, gli ebrei dovevano essere muniti di un permesso di soggiorno e Chagall, per mantenersi, era costretto a lavori d'ogni genere, finendo persino in prigione.

Nel 1910, grazie ad un viaggio finanziato da un mecenate, si trasferisce a Parigi, dove conosce le nuove correnti pittoriche e di pensiero, interessandosi particolarmente al Fauvismo ed al Cubismo.

Negli ambienti artistici d'avanguardia frequenta pittori ed intellettuali, conosce, tra gli altri, Guillaume Apollinaire, Robert Delaunay, Cendrars e Leger. 

Lo stile di Chagall è già indirizzato alla scomposizione delle immagini realizzate in chiave onirica e fantastica, tenendo conto degli insegnamenti del 
fauvismo e del cubismo.
Nel 1912, a soli 25 anni, Chagall espone sia al Salon des Indépendants a Parigi, che al Salon d'Automne di Berlino. 

Il mercante d'arte berlinese Herwarth Walden nel 1914 gli allestisce una personale nella sua galleria Der Sturm, mentre Chagall è tornato in Russia a Vitebsk per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. 

Marc Chagall, che lavora in una fabbrica di armi, nel 1915 si sposa e l'anno dopo diventa padre della piccola Ida.

Durante gli anni della guerra Chagall, riprende la dura cronaca del presente trasfigurandola in un sogno, dove sovrappone fantasie popolari, violinisti solitari e figure volanti sul villaggio natale ed espone le sue opere a Mosca e Pietroburgo.

Nominato Commissario alle Belle Arti dell'amministrazione regionale di Vitebsk, fonda l'Istituto d'Arte Moderna, di cui rimane direttore fino al 1920, quando gli subentra Malevich.

Marc Chagall si trasferisce a Mosca con la famiglia, insegna disegno alla Scuola per gli orfani di Guerra a Malazhovka e, dopo la prima esposizione di Arte Rivoluzionaria a Pietrogrado, il Governo Russo compra 12 suoi quadri.

Decorazioni per teatro ebraico In patria la sua arte è molto apprezzata, tanto che ottiene l'incarico di realizzare le decorazioni per il Teatro Ebraico Statale "Kamerny", ma presto il suo dissenso con il comunismo, lo porta nel 1923 a Berlino per proseguire l'anno dopo per Parigi.

Tra i soggetti più ricorrenti nei quadri di Chagall figurano il mistero della nascita, le nozze nel villaggio, la vita dei contadini, i rabbini e le feste ebraiche, usando dei colori intensi e cupi per creare atmosfere inquietanti.

A Parigi Marc Chagall rientra nel giro degli artisti, conosce Ambroise Vollard, che gli commissiona prima l'illustrazione di "Le Anime Morte" di Gogol e poi delle "Fiabe" di La Fontaine e allestisce una retrospettiva delle sue opere presso l'importante Galerie Barbazanges-Hodeberg.

La notorietà e le nuove possibilità economiche permettono al pittore di viaggiare in Europa per ammirare le tele dei grandi maestri, come Rembrandt
 in Olanda e El Greco in Spagna, spingendosi fino in Palestina.

Nel 1933 Marc Chagall espone al Kunstmuseum di Basilea, ma nel frattempo il nazismo prende il potere in Germania e tutte le opere di Chagall vengono confiscate ai musei tedeschi. 

Nel 1937 il pittore prende la cittadinanza francese e durante l'occupazione tedesca si rifugia con i suoi quadri nel sud della Francia, nella zona ancora libera, dove nel 1941 accoglie l'invito del Museo di Arte Moderna di New York e parte per l'America.

La morte della moglie nel settembre del 1944 sconvolge Chagall al punto di abbandonare i pennelli per molti mesi.

Finita la Guerra, nel 1947, Marc Chagall ritorna a Parigi e, nel 1949, si stabilisce a Saint-Paul-de-Vence nel sud della Francia. Tre anni dopo si risposa.

Negli anni seguenti, importanti mostre gli vengono dedicate in tutto il mondo ed il pittore inizia una lunga serie di decorazioni di grandi strutture pubbliche.

Nel 1962 disegna le vetrate per la sinagoga dello Hassadah Medical Center, presso Gerusalemme e per la cattedrale di Metz.

Nel 1964 decora il soffitto dell'Opéra di Parigi e l'anno dopo si dedica alle grandi pitture murali sulla facciata della Metropolitan Opera House di New York.

Nel 1970 disegna le vetrate del coro e del rosone del Fraumünster di Zurigo e di poco successivo è il grande mosaico a Chicago.
Chagall, che si occupa anche di incisioni, sculture, ceramiche e scenografie per il teatro, riceve innumerevoli premi e riconoscimenti per la sua arte: viene eletto membro onorario dell'Accademia Americana di Arte e Lettere, riceve la Laurea Honoris Causa dall'Università di Glasgow in Scozia, riceve il premio Erasmo a Copenaghen, viene nominato cittadino onorario di Venezia, nominato Ufficiale della Legion d'Onore, ed insignito della Grande Croce della Legione d'Onore.

Marc Chagall muore a Saint-Paul-de-Vence il 28 marzo 1985. 



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Amedeo Modigliani

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Francesco Rositani - pittore – Opere – Quadri – Quotazione – Quotazioni – Amedeo Modigliani – Quote – Casa Museo – Francesco – Cristina
Amedeo Modigliani - Ritratto di Uomo
                                           Casa Museo Francesco Cristina
Artista maledetto per eccellenza, stroncato da una vita dissoluta e segnata dalla tisi, Clemente Amedeo Modigliani nasce a Livorno il 12 luglio del 1884. È il quarto figlio di una famiglia ebrea sull'orlo di una crisi finanziaria. Eugenia Garsin, la mamma, lo inizia al disegno e già nel 1898, Modigliani frequenta l'atelier del pittore Guglielmo Micheli, allievo del "macchiaiolo" Giovanni Fattori. Alla fine del 1900 si ammala di tubercolosi ed è costretto a spostarsi a Sud, tra Napoli e Roma. Ma sarà soltanto alle "scuole di nudo" di Firenze e di Venezia, nel 1902 e nel 1903, che il futuro "Modì", come sarebbe stato chiamato dai francesi, viene folgorato dall'amore per il corpo femminile.
Grazie allo zio Amedeo Garsin, nel 1906 Amedeo Modigliani trova i soldi per trasferirsi a Parigi, sede mondiale dell'arte. Affitta uno studio in rue Caulaincourt, a Montmartre, e l'anno seguente conosce il chirurgo Paul Alexandre, il quale diventa suo collezionista. Modigliani si iscrive all'Académie Colarossi, ma è nelle taverne della "Butte", la parte più degradata del quartiere, che si affrontano quelle discussioni sull'arte in grado di prospettare le nuove avanguardie del '900. Qui conosce Pablo Picasso, Andre Derain, Diego Rivera. Ma anche il pittore alcolizzato Utrillo e il barone oppiomane Pigeard, che lo aprono fatalmente alle droghe e all'alcol.
La prima esposizione del pittore livornese risale al marzo del 1908. Sei opere al Salone degli Indipendenti, tra le quali "L'ebrea" e "Busto di donna nuda". A convincerlo ad esporre, fu il medico Paul Alexandre, il quale ebbe anche il merito di fargli scoprire l'arte africana, portandolo a visitare i musei Guimet, Louvre e Trocadero. L'incontro con il primitivismo è determinante e gli apre definitivamente le porte della scultura e della pietra.
A causa di una violenta lite con altri artisti, Amedeo Modigliani lascia Montmartre, trasferendosi nel cosiddetto "alveare" de la "Ruche", a Montparnasse. Qui conosce Chagall, Leger e Soutine, soprattutto, di cui sosterrà sempre l'opera. Ed è sempre qui che verso la fine del 1909 la zia Laura Garsin lo rintraccia, "miseramente alloggiato all'altezza di un primo piano", per riportarlo a Livorno. Qui, in estate, Modigliani lavora alla celebre opera "Il mendicante", che sarà esposta nel 1910 al Salone degli Indipendenti. In questo stesso anno poi, instaura una intensa relazione con la poetessa russa Anna Achmatova.
Nel 1912 espone al X Salone d'Autunno le sue teste di pietra. Fondamentale, l'incontro con lo scultore romeno Constantin Brancusi, allora già famoso. Contemporaneamente però, vive nella miseria, e un giorno di quello stesso anno l'amico Ortis de Zarate lo trova svenuto sul pavimento di casa, in condizioni fisiche critiche. Si organizza una colletta per riportarlo a Livorno, dove arriva magrissimo e pallido. Il periodo italiano dura pochi mesi. Amedeo Modigliani torna a Parigi e nell'arco di un paio d'anni porta a termine lo studio scultoreo e pittorico delle cosiddette "cariatidi", enormi figure di donne femminili che avrebbero inscritto l'opera dell'artista livornese nella storia dell'arte di tutti i tempi. È anche il periodo delle "dame dal collo lungo", altro marchio distintivo dell'artista.
Tra il 1914 e il 1916 frequenta Beatrice Hastings, secondo alcuni "musa maledetta" che lo incoraggia alle droghe e all'alcol. Lavora per il mercante Guillaume, l'unico che acquistava le opere di Modì in quel periodo segnato dalle avanguardie cubiste, verso cui il pittore livornese non ebbe mai interesse. Ed è solo all'inizio del 1917 che il poeta polacco Leopold Zborowski comincia ad occuparsi di lui. Gli propone un contratto: 15 franchi al giorno in cambio dell'esclusiva sulla sua produzione.
È l'anno più importante della vita di Modì. Comincia la serie di nudi, esegue i famosi ritratti del poeta polacco e della sua famiglia e, soprattutto, conosce Jeanne Hebuterne, la donna che non riuscirà a sopravvivergli, suicidandosi alcune ore dopo la sua morte. Nel dicembre dello stesso anno, la Galleria Berthe Weill allestisce la prima mostra personale di Amedeo Modigliani e i nudi esposti vengono ritirati dalla questura, che li giudica offensivi.
Nel 1918 Jeanne è incinta e insieme, con gli Zborowski, si trasferiscono in Costa Azzurra. Il 29 novembre, nasce a Nizza la piccola Jeanne Modigliani, sua figlia. In questo periodo frequenta la casa del grande Renoir, semiparalizzato, e l'anno dopo, rientrati a Parigi e con Jeanne di nuovo incinta, Modigliani dipinge il suo unico autoritratto. Durante l'estate del 1919 l'opera del livornese comincia ad essere apprezzata anche all'estero, a Londra, grazie all'interessamento dei critici Earp e Atkin. Ma sono gli anni in cui la tubercolosi si fa sempre più grave e la sera del 24 gennaio del 1920, all'ospedale della Carità, Amedeo Modigliani muore. Pare che prima di morire abbia detto all'amico Zborowski queste parole: "Io sono ormai fottuto, ma ti lascio Soutine".

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giovedì 16 luglio 2015

Pablo Picasso - Site Under Construction

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Pablo Picasso e l'Acquaforte
Pittore – Opere – Quadri – Quotazione – Quotazioni – Michele Maioli – Quote – Casa Museo – Francesco – Cristina
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Pagina in Costruzione

Pablo Picasso mentre dipinge Guernica


Casa Museo Francesco Cristina


Casa Museo Francesco Cristina




Giorgio De Chirico , Mario Sironi Lucio Fontana , Mario Tozzi , Piero Manzoni , Sante Monachesi , Angelo Del Bon , Amedeo Modigliani , Salvador Dalì , Gianni Bertini , Aldo Carpi , Mario Bionda , Antonio Bueno , Ernesto Treccani , Arnaldo Pomodoro , Marco Lodola , Ugo Nespolo , Bruno Landi , Pino Ponti , Vittorio Maria Di Carlo , Giorgio Albertini , Bernard Aubertin , Salvador Aulestia , Ercole Pignatelli , Francesco Fedeli , Giosetta Fioroni , Franco Angeli , Max Kuatty , Mario Schifano , Giuseppe Ajmone , Remo Brindisi , Antonio De Totero , Carlo Brenna , Vanessa Beecroft , Gino Brogi , Pietro Annigoni , Pablo Picasso , Andy Warhol , Antonio Mancini , Antonio Nunziante , Enrico Baj , Filippo De Pisis , Marcello Scuffi , Ludovic Rodo Pissarro