mercoledì 31 agosto 2022

Milo Cattaneo

 

  francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – Ottone Rosai - Casa Museo – Francesco – Cristina  - Alberto Salietti - 

http://www.brundarte.it/2019/12/06/picasso-lodola-mostra-arte-moderna-contemporanea-brindisi/

 


Milo Cattaneo (1940)
Pittore milanese che si esprime con opere astratte,
dai colori marcati, e primari.

Poeta visivo.




sabato 16 luglio 2022

Paolo Troubetzkoy

 


  francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – Ottone Rosai - Casa Museo – Francesco – Cristina  - Alberto Salietti - 

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Il principe Paolo (anche Pawel, Paul) Troubetskoy II nacque in Italia, a Verbania-Intra da padre russo (il diplomatico principe Pierre Troubetzkoy) e madre statunitense, la pianista Ada Winans.

Studiò scultura con Ernesto Bazzaro e Giuseppe Grandi e pittura con Daniele Ranzoni, ma fu in buona parte autodidatta.

Poliglotta, partecipe dell'aristocrazia internazionale della Belle époque che seppe splendidamente ritrarre nelle sue sculture, Troubetzkoy lavorò e risiedette in Russia (insegnò all'Accademia Imperiale di Belle Arti di Mosca per nove anni, dal 1897 al 1906), Francia (a Parigi, dove studiò a fondo l'opera di Rodin, e dove nel 1900 aveva vinto il Grand Prix), Inghilterra, Stati Uniti (prima a New York nel 1911 e poi, dal 1914, a Hollywood), oltre che in Italia (a Verbania-Pallanza esiste ancora la Villa Troubetzkoy, dove tornò ad abitare nel 1932).

Morì a Verbania-Pallanza nel 1938.

 

Attività come scultore

Nobile di nascita e ricco, Troubetzkoy, pur dimostrandosi un abile impresario della propria arte, non si trovò mai nella necessità di lavorare come scultore per vivere, né amò mescolarsi ai movimenti artistici contemporanei. Ciò finì per nuocere alla sua fama tra i critici e i colleghi italiani, che ebbero buon gioco nel dargli l'etichetta, tuttora non dissipata, di "ricco dilettante".

D'altro canto la sicurezza economica gli permise di sviluppare in assoluta indipendenza uno stile personalissimo, senza curarsi delle richieste dei galleristi, e tantomeno delle scuole artistiche del periodo, nelle quali è oggi arduo riuscire ad inquadrarlo. Il suo stile scultoreo è fatto di un nervoso "impressionismo", che ha origine nella sua vicinanza giovanile a personaggi della Scapigliatura come il suo maestro Francesco Filippini, a cui dedicherà una scultura, a rapidi gesti di spatola su un gesso molto liquido, dal quale il ritratto "prende forma" nella parte del vertice contenente il volto, dove i gesti rallentano e i tratti emergono da una specie di foschia, dovuta alla scelta costante del "non finito" nella trattazione delle superfici.

Cultore di una scultura che privilegiava gli aspetti intimistici e quotidiani, a volte dai tratti un po' melanconici, Troubetzkoy ebbe difficoltà a veder riconoscere in Italia le sue capacità dalla committenza pubblica.
Per questo le sue opere di maggiori dimensioni o si trovano all'estero, o sono rimaste allo stato preparatorio di gessi.
Questi gessi oggi possono essere agevolmente ammirati perché da lui lasciati, alla sua morte, al Museo del Paesaggio di Verbania-Pallanza, che riserva un intero piano all'esposizione della Gipsoteca Troubetzkoy.

 

Ritrattista della Belle époque

Per la sua nascita Troubetzkoy frequentò la migliore società del suo tempo e, fra i ritratti conservati nel Museo del Paesaggio (eseguiti in buona parte all'estero), appaiono committenti come il barone de Rotschild, il conte Robert de Montesquiou, George Bernard Shaw, Gabriele D'Annunzio, Lev Tolstoj, Arturo Toscanini, Enrico Caruso, personaggi dell'alta nobiltà russa e della politica del tempo.

Accanto ad essi troviamo ritratti di colleghi artisti (splendido il ritratto di Giovanni Segantini, del 1896, collocato dalla famiglia sulla sua tomba), di famigliari (sono numerosi i ritratti di bambini, o di padri e madri coi figli), e di animali, che amò molto (era vegetariano) e che inserì con frequenza nei suoi ritratti.

 

 

Alcune opere

Monumento ai Caduti (Verbania-Pallanza)

Un esempio della poetica intimista di Troubetzkoy è il Monumento ai Caduti di Verbania-Pallanza, in bronzo (1922), che opera una scelta nettamente anti-retorica del tutto insolita per il tempo.

Anziché raffigurare un caduto in atteggiamento eroico o marziale, infatti, Troubetzkoy rappresenta una giovanissima e malinconica vedova, che sovrasta inginocchiata la lapide che elenca i nomi dei caduti, e con una mano lascia cadere alcuni petali di fiore sulla tomba che si immagina essere ai suoi piedi. In braccio, un bimbo troppo piccolo per rendersi conto della tragedia che l'ha colpito, si succhia il dito con innocenza.

Il gruppo bronzeo è collocato al livello degli occhi dei passanti e non sopra un alto piedistallo.

Vero monumento ai "rimasti" e alle loro difficoltà, più che ai caduti, piacque molto proprio per questo ai compaesani, ma non era certo adatto a compiacere i gusti della retorica imperante nel primo dopoguerra.

 

Monumento a Garibaldi (Museo del Paesaggio)

I motivi della scarsa fortuna italiana di Troubetzkoy si comprendono meglio osservando il gesso a grandezza naturale di Garibaldi a cavallo (oggi al Museo del Paesaggio), creato per un concorso e rifiutato perché l'Eroe dei Due mondi è rappresentato come un uomo esausto per le fatiche a cui si è sottoposto, interamente coperto da un poncho che nasconde qualsiasi accenno ad armi o divise militari.

Troubetzkoy ha creato l'opera senza preoccuparsi delle esigenze della committenza, alla ricerca del lato "umano" di Garibaldi, che viene in quest'opera liberato dalla retorica.

Ma in questo sforzo sfugge allo scultore l'aspetto celebrativo per cui nascevano opere come questa. Se ciò può avvicinare la sua arte al gusto dello spettatore del XXI secolo, che è semmai infastidito dalla pompa degli altri monumenti coevi, al tempo stesso candidava Troubetzkoy al rifiuto da parte delle commissioni esaminatrici, che infatti gli preferirono altre proposte.

 

Monumento ad Alessandro III (San Pietroburgo

Maggiore fortuna ebbe all'estero la produzione monumentale di Troubetzkoy. La più nota delle sue opere di questo tipo è la statua equestre dello zar Alessandro III a San Pietroburgo, nella quale però l'artista si lasciò andare a un'impostazione "eroica" e magniloquente di solito assente nelle sue opere. Ciò non impedì comunque che il monumento provocasse aspre polemiche. Malgrado l'opera ricevette il placet dello Zar Nicola essa, secondo l'autore ed il popolo che lo soprannominò "ippopotamo", rappresentava una critica all'impero: un cavaliere obeso opprime con il suo peso un cavallo recalcitrante; il cavaliere rappresenta l'aristocrazia ed il cavallo il popolo.

L'opera fu inaugurata nel 1909 sulla Prospettiva Nevskij vicino al terminale della Moskovskij Vokzal. Nel 1937 la scultura fu spostata sul retro del Museo Nazionale Russo, ma non fu danneggiata, a testimonianza della stima di cui godeva in Russia l'arte di questo scultore.

Dopo la caduta dell'Urss il monumento è stato spostato di fronte al Palazzo di Marmo, al livello del suolo.

 

Opere di minori dimensioni

La parte maggiore delle opere realizzate in Italia, se si eccettua il Monumento a Carlo Cadorna a Verbania-Pallanza (in marmo), sono ritratti privati di personalità artistiche e culturali dell'epoca, di medie dimensioni, o bronzetti di piccole dimensioni, più adatte alla piccola committenza.

Il più famoso di questi ultimi (anche grazie a una vicenda di riproduzioni multiple non autorizzate, che nel dopoguerra ne ha moltiplicato gli esemplari in circolazione) è la statuetta nuda, alta 35 centimetri, di Constance Stewart-Richardson intitolata "La danza" (il gesso originale è esposto al Museo del Paesaggio).

 

Monumento a Giacomo Puccini

La scultura fu realizzata negli anni Venti, e donata dal Teatro alla Scala al Comune di Viareggio, che decise di posizionarla sul Belvedere di Torre del Lago.

 

Esposizioni

·         Accademia di Brera, Milano, 1886.

·         Venezia, 1887.

·         Parigi Expo 1900 (gran premio). In: Art Institute of Chicago

·         Salon d'Autome (Parigi), 1904.

·         De Young Museum (busto di Michael de Young).

·         Galleria Nazionale (Roma).

·         Biennale di Venezia del 1922. (Personale di trentasette opere).

·         Wasp Women Athletic Association (WWAA) 1938

 

Elenco dei musei ed enti che espongono opere dell'artista:

Paolo Troubetzkoy, Ritratto della granduchessa Elizaveta Feodorovna
1899, Museo Nazionale Russo

·         Pinacoteca Tosio Martinengo, Civici Musei, Brescia

·         Cimitero, Dagnente, Arona (NO)

·         Cimitero monumentale, Milano

·         De Young Museum, San Francisco

·         Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea, Roma

·         Golden Gate Museum, San Francisco

·         Museo civico Floriano Bodini, Gemonio (VA)

·         Museo d'arte moderna, Lugano (CH)

·         Museo del Paesaggio, Verbania-Pallanza

·         Museo dell'Accademia Ligustica di Belle Arti, Genova

·         Museo Diotti, Casalmaggiore (CR)

·         Museo Casa Natale di Michelangelo Buonarroti, Caprese Michelangelo (AR)

·         Museo Revoltella, Trieste

·         Museo Teatrale alla Scala, Milano

·         Raccolte Frugone, Villa Grimaldi Fassio, Genova Nervi

·         Villa Belgiojoso Bonaparte-Museo dell'Ottocento, Galleria d'Arte Moderna, Milano

·         Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona[2]

·         MVSA, Museo Valtellinese di Storia ed Arte, Sondrio

 






martedì 22 marzo 2022

Antonio Nunziante

  francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – Ottone Rosai - Casa Museo – Francesco – Cristina  - Alberto Salietti - 

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Antonio Nunziante nasce a Napoli nel 1956, prodigio dell' arte sperimenta la pittura ad olio a soli otto anni.
Nell' '83 l'America incontra l' opera di Nunziante agli Artexpo di New York e Los Angeles. Nel'90 è Tokyo ad ospitarlo con una personale.
Nel ’91 ancora New York  e  nel '92 Firenze. 
Nella mostra 'Il Valore della Figura' del '96 presenzia con due opere tra i più grandi del '900 italiano: Bueno, Cascella, De Chirico, Guttuso, Modigliani, Morandi, Marino Marini, Severini e Sironi.
Il nuovo millennio Nunziante lo accoglie con 'Dimensioni Parallele', esposto nel 2001 al museo Bossuet-Meaux di Parigi nella mostra 'Hommage A' L'ile Des Morts' accanto alle opere di Salvador Dalì e Max Ernst.
Questo è anche il decennio delle grandi conferme, dei successi e dei riconoscimenti; espone a New York, Philadelphia, Londra, Parigi, Miami e Praga. Il 2009 è l’anno delle grandi antologiche nei musei di Torino e Roma, della mostra di Beverly Hills “Metaphysical & Surrealism” con Dali, Ernst, Tanguy e Delvaux, dei record price raggiunti nelle aste di Sotheby's Milano a maggio e novembre.
Ma è l' anno 2011 a consacrarlo con la mostra 'Nunziante dal Caravaggio' a Castel Sismondo, dove Nunziante si ispira e si confronta con 'L'estasi di San Francesco d'Assisi' (circa 1594).
Si rimane affascinati dal percorso all' interno del castello tra le opere di Caravaggio, Gentileschi, Strozzi, Zurbaràn, Ribera, Van Dyck e Hals per poi arrivare a quelle di Nunziante.
Con Caravaggio, il maestro riscopre la tavolozza del bitume, dell' ocra e della terra di siena. Stessa tavolozza la ritroviamo anche nelle opere di Fiesole nella mostra 'Bocklin, de Chirico, Nunziante' che lo vede ancora presente con la storia dell' arte.
Una tappa personale al Chiostro del Bramante di Roma e poi Genova a Palazzo Ducale accanto a Van Gogh, Gauguin, Monet, Turner, Kandinsky, Wyeth e Homer dove Nunziante trova una nuova ed inedita gestione della materia e un ritorno ai colori complementari.
Le opere delle quattro grandi mostre del 2011 sono ritenute tra le più alte della carriera del maestro.  
Tali capolavori più nuove opere conquistano la città di New York con la grande personale del 2012 a Soho dal titolo “Works”.
All’inaugurazione tra vari personaggi di spicco della scena newyorkese èpresente il Console Generale Italiano a New York.
In occasione dell’anno della Cultura Italiana cinque grandi opere saranno esposte nella sede del Consolato Italiano di New York fino a giugno 2013. Saranno due importanti successi a segnare il 2013: i record price da Sotheby’s New York, con gli oli “Progetto per un viaggio ancora possibile” e “Atelier sul mare”, aggiudicati rispettivamente a 62.500 $ e 68.750 $. 
Il 2013 si chiude con una prestigiosa personale a Dubai, presso il Capital Club, circolo privato internazionale nel cuore del centro finanziario.
Presenti numerosi giornalisti di testate locali ed internazionali (tra cui Sky News Arabia), membri della famiglia reale, il console generale d’Italia, importanti galleristi e noti imprenditori.
In questa occasione all’artista è stato consegnato l’Award Certiluxe, ambito premio per la diffusione dell’arte. Il 2014 si apre con una collettiva internazionale a Palazzo Reale di Torino: ‘Doppio sogno’ in cui l’opera del maestro è stata affiancata a quelle di De Chirico, Warhol, Casorati, Boetti, Savinio, Hirst, Schifano, Baj, Rotella,  Chia e Botero. 
Un anno caratterizzato anche da due importanti antologiche in terra toscana: la prima presso Palazzo Medici Riccardi a Firenze in contemporanea con il Maggio Fiorentino e la seconda presso Palazzo Panichi di Pietrasanta  in occasione deifesteggiamenti dei 500 anni dalla morte di Michelangelo Buonarroti. 
Giungiamo ad oggi con la collettiva internazionale itinerante “Imago mundi” recentemente inaugurata presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, alla presenza di Luciano Benetton, che ha voluto riunire  ‘le diversità del nostro mondo in nome della comune esperienza artistica’ commissionando ad alcuni artisti un’opera il cui unico vincolo da rispettare fosse il formato: 10x12 centimetri. L’evento proseguirà, in concomitanza con la Biennale di Venezia, alla Fondazione Cini. 
Nel frattempo a Mantova, Casa del Mantegna ospita “Magnifico”, una mostra evento per inaugurare il progetto “Avanguardia Rinascimentale” con opere recenti del maestro. 
All’opening sarà inoltre consegnata a Nunziante la medaglia del Presidente della Repubblica da parte dell’Accademia della Torre di Carrara come rappresentante autorevole dell’arte italiana nel mondo e artista dai linguaggi e dalla ricerca internazionale, proprio nell’anno nel quale l’Italia ospita l’esposizione universale. 
Ultimo grande evento internazionale del 2015 è la mostra “De Chirico, Nunziante: Oltrte le apparenze”, nello storico Palazzo Mathis di Bra, a cura di Cinzia Tesio.




lunedì 7 marzo 2022

Giuseppe Viola

 francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – Ottone Rosai - Casa Museo – Francesco – Cristina  - Alberto Salietti - 

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la Casa di Bratto

Gli anni giovanili

Nato da genitori siciliani, il padre Antonio commerciante in tessuti, la madre Ersilia, casalinga (il nonno paterno Luigi Margutti fu un noto tenore). Da bambino studia pianoforte, passione che non ha mai abbandonato; consegue il diploma di ottico presso l'istituto Feltrinelli. I primi rudimenti sulla pittura (1948-1950) gli vengono impartiti da un pittore amico di famiglia, Giuseppe Pappalardo, che gli mette a disposizione il proprio studio con esclusione dei materiali che il giovane Viola acquistava con i proventi derivanti da disegni realizzati per alcuni produttori di stoffe conoscenti del padre. Conosce e frequenta Filippo de Pisis.

Il primo studio

Nel '56, apre il suo primo studio in Via Stadera a Milano, i suoi lavori si concentrano sulle nature morte, e paesaggi milanesi. Nel 1958 si reca a Parigi, visita i musei, studia i grandi impressionisti francesi, i post-impressionisti; rimane particolarmente affascinato dalla pittura di Van Gogh. Di ritorno in Italia, con alcune opere realizzate in Francia, partecipa all'inaugurazione della sua prima mostra personale alla Galleria “ Il Prisma” di Milano, nell'occasione conosce Carlo Carrà. Inizia l'alchimia, mix di sabbie, colore, colle, lo portano a creare volti dal sapore vissuto, i paesaggi marini prendono vita con la sabbia.

Incontri

Il 25 marzo del 1961 sposa a Milano Gabriella Emanuela Gandola, unico grande amore e musa ispiratrice che il 30 giugno dello stesso anno darà alla luce il figlio Fabio. Nel '62 apre il suo secondo studio in Via Neera a Milano, studia tutta l'opera di Picasso, conosce Giacomo Manzù. Nel 63 la seconda personale alla Galleria Schettini; Il 6 dicembre 1964 nasce la figlia Paola.
La sua innata spontaneità lo porta a dipingere “en plein air” creando opere dall'impatto materico che daranno a Viola l'unicum per quelle tematiche. Nel '68 conosce Dino Buzzati il quale dedicò un racconto a Viola intitolato “il pittore Viola dipinse un giorno un cavallino”. Esce la sua prima monografia presentata da Dino Buzzati e Mario Portalupi.

La nuova corrente

Divenne caposcuola dell'Imagismo pittorico[1], corrente nata dalla trasposizione della poetica imagista di Ezra Pound (1885-1972) che rimase confinata per un cinquantennio nel mondo letterario, finché nel 1969, grazie all'incontro e all'amicizia tra Giuseppe Viola e Dino Buzzati diede vita al Manifesto “Imagismo Pittorico” – simboleggiato dall'opera “La lotta dell'uomo”. Iniziano le opere “collage”; Viola utilizzerà per realizzare i suoi dipinti dalle forme geometriche radica, vetro, pelle, plastica.

Il Manifesto Imagista

Come nei principi del linguaggio poetico di Ezra Pound, l¹IMAGISMO PITTORICO vuole rompere con ogni schema e ogni forma di linearità di espressione.

  1. Il pittore IMAGISTA non ha un'unica linea espressiva.
  2. Il pittore IMAGISTA non è ingabbiato in uno stile.
  3. Il pittore IMAGISTA usa svariate tecniche, è un ricercatore e sperimentatore di colori e materiali.
  4. Il pittore IMAGISTA ha libertà di espressione totale, anche a discapito del mercato e della critica.
  5. ll pittore IMAGISTA ha libertà di rivisitazione delle correnti pittoriche del passato, anche mischiate tra loro; non copiandole o riproducendole, ma interpretate e sintetizzate, mantenendone uno spirito personale e immediatezza di lettura.
  6. Il pittore IMAGISTA vuole avere il coraggio dell¹arte Barocca e la musicalità del Simbolismo; la semplificazione del Cubismo, la rapidità di esecuzione dell¹Impressionismo e la carica umana dell¹Espressionismo.
  7. Il pittore IMAGISTA tocca ogni tematica sociale o ambientale.
  8. Il pittore IMAGISTA è attento ed aperto ad ogni rappresentazione sociale, culturale, tecnologica.
  9. Il pittore IMAGISTA non vuole rappresentare soltanto il bello perché esiste anche il brutto.
  10. Il pittore IMAGISTA rifiuta l¹accademismo sterile di rappresentazioni che mirano alla superficiale rappresentazione del piacevole e del lezioso.
  11. Il pittore IMAGISTA ama la forza del colore, ama la impetuosità della natura e la sfida per la vita di ogni uomo.

Nel ‘71 La Chiesa Sant'Antonio da Padova in Piazza Tre Martiri a Rimini commissiona ad Achille Funi e a Giuseppe Viola dei dipinti per l'interno della Chiesa. Per l'occasione Giuseppe Viola realizza due grandi pannelli di mt. 4,00x2,00 raffiguranti i due miracoli di San Francesco da Paola; il primo rappresenta il Santo che utilizzando solo il suo mantello attraversa lo stretto di Messina mentre il secondo mostra come a palazzo Re Ferdinando spezzando una moneta d'oro ne fa scaturire del sangue. Il soggiorno a Rimini, il suo porto, i pescherecci, la gente, lo spingono interiormente a dare forma ai suoi “pescatori con le reti”. Viaggiando a New York, presenzia alla sua personale alla “King Gallery”. Nel '71 muore il padre Antonio. Riceve alla Biennale d'Arte Contemporanea della città di Rimini, la laurea “Honoris Cause”. 28 gennaio 1972 morte dell'amico Dino Buzzati.

Il sociale

Viola era instancabilmente innamorato della vita, dei suoi simili, delle loro storie personali, come delle grandi vicende umane. E instancabilmente raccontava tutto nelle sue opere. Nel 1973 il Comune di Milano gli commissiona una collezione sulla seconda grande guerra; nel 1975 porta a compimento la collezione “Museo della Resistenza” ovvero 12 opere di grandi dimensioni che saranno poi inaugurate presso il palazzo civico di Via Boifava a Milano e rimarranno fino al 1986. Nel 1976 realizza l'opera “L'Amore della Vita” che viene donata ed esposta al Museo d'Arte Moderna della Città del Vaticano; 1977 mostra personale alla galleria Santo Stefano di Milano dal tema “Riccione vista da Viola” , gemellaggio tra il Comune di Milano e quello di Riccione; mostra personale al Palazzo del Turismo di Riccione. Nel 1978 presentazione della monografia “Giuseppe Viola” alla galleria Renzo Cortina di Milano. Amante della “gente” il suo studio nel cuore di porta Ticinese a Milano lo porta ad incontrare i “venditori di castagne” che ritrarrà spesso, così come gli amici del bar “giocatori di carte”, queste tematiche saranno per Viola opere dalla continua evoluzione, sia per dimensioni che per cromatismi e per le differenti tecniche di esecuzione.

Le sculture

Dal 1980 parallelamente alla pittura si dedica alla scultura, realizzando diverse fusioni in bronzo e argento; note “Il Risveglio del gallo”, esposto per la prima volta alla galleria “Nuovo Sagittario” di Milano, “il rodeo” e la “Crocifissione”, fusione in argento successivamente donata a Papa Benedetto XVI nel maggio 2006.

La Sicilia

Numerosi i suoi viaggi in Sicilia per rincontrare la sua mediterraneità; dipinge “La raccolta di limoni”, “Nell'agrumeto”, non basterà il ritorno e la vita a Milano per fargli dimenticare le sue origini.

La Spagna

Dal 1990- 1994 significativo viaggio in Spagna dove porta a termine una serie di chine e gouache realizzate dal vero sul tema della corrida, opere preliminari a lavori di grande formato olio su tela realizzati poi sullo stesso soggetto, adoperando anche stoffe oltre al colore. Studia così l'esultanza della gioia che vince il dramma e la suspense delle donne che sperano nella buona fortuna di chi, torero per destino, ne potrà pagare lo scotto anche a prezzo del sangue. Realizza la scultura in bronzo “Don Chisciotte”.

16 luglio 1998 viene a mancare la moglie Gabriella, inseparabile compagna, quindi trascorre due anni in evidente stato depressivo; solo l'arte e la grande dedizione per il suo lavoro riescono a ricondurlo ad un'esistenza sociale e stimolante. Spesso si rifugia nella sua abitazione-studio in montagna dove dipingendo la natura si riconcilia con essa. Rinasce così la sua vena artistica che lo porta a progettare e realizzare opere di grande spessore legate alla fede ed alla religiosità. Grazie alla continua ricerca di nuovi stimoli riprende la lavorazione della ceramica iniziata negli anni '70, realizzando vasi e composizioni dai tratti tipicamente “ Imagisti”.

Nel 2006 importante incontro nel Castello di Brunnenburg di Mary De Rachewiltz Pound (figlia del poeta Ezra Pound) la quale in una sua lettera a Giuseppe Viola recita: “Giuseppe Viola è uomo assorto che ab imo trae il nutrimento per la sua opera. Arte è quello che l'artista crea e nessun giudizio critico può alterarne il benché minimo tratto. Parlando del rapporto che si può stabilire fra l'IMAGISMO di Viola e quello di Pound, conviene iniziare dalla fine, dalla fase contemplativa, quando non servono ormai né parole né colori …”.
Nel 2006 il Comune di Napoli patrocina un'antologica nelle Sale delle Prigioni di Castel dell'Ovo. 2007 partecipa con tre opere alla "Stemperando", mostra biennale collettiva di opere su carta a cura di Giovanna Barbero. La salute inizia a procurargli qualche fastidio, ciò nonostante continua a dipingere per ore in piedi. I colori nei suoi quadri diventano sempre più forti come a voler sconfiggere il dolore. Nel 2009 ha un arresto cardiaco dal quale si riprenderà, ma rimane profondamente colpito ed ora i suoi dipinti sono mistici e quasi sempre dalle molteplici tonalità del blu.

La malattia e la morte

Come il padre Antonio soffriva di diabete, malattia cominciata in sordina per poi giungere alla dialisi finale che si rifiutò di sostenere poiché pensava che non avrebbe più potuto dipingere, per lui vitale necessità. Il giorno prima di morire ha detto “domani non faccio la dialisi neanche morto” e così è stato, muore la notte del 23 agosto 2010. Rimane incompiuta l'opera per una nuova città imagista.