lunedì 3 gennaio 2022

Gustavo Boldrini

 

Francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – Ottone Rosai - Casa Museo – Francesco – Cristina  - Enrico Baj - 

http://www.brundarte.it/2019/12/06/picasso-lodola-mostra-arte-moderna-contemporanea-brindisi/



Nasce nel 1927, a Venezia, nel sestiere di Cannaregio . 

La sua pittura, dopo un avvio sperimentale viene definita; "... non esente da tentazioni astrattistiche, il cui tratto distintivo si concentra in una ricerca “espressionista”, alternando accensioni cromatiche fauviste, a studi di paesaggio quasi monocromi, a severe composizioni di figura, dai quali traspare la sensibilità dell'artista per le tematiche sociali ed esistenziali"

Nei suoi quadri è evidente la ricerca espressiva di quella generazione di artisti, usciti dalla seconda guerra mondiale, desiderosi di rappresentare gli orrori della guerra e la necessità della nascita di un nuovo mondo dove vivere. I suoi quadri, a volte privi di colore, soprattutto quelli degli anni '50, esprimono la fatica e l'anima dell'Italia del tempo che prova a ricostruirsi dopo le devastazioni della guerra. La sua pittura è sintetica, racconta con pochi tratti di pennello l'angoscia del vivere. Le sue donne, con gli occhi aperti, spesso accennati con un solo tratto di pennello, sembrano sempre in attesa che accada qualcosa. Tutta la sua ricerca pittorica, sottolineano critici come Federico Castellani, è sempre coerente, ricca di temi ripetuti, quali architetture squadrate e sintetiche, vedute di città, spesso Venezia, che esprimono un'angoscia interiore, e, per tale ragione, spesso dipinte in bianco e nero. Una pittura, quella di Gustavo Boldrini, che tende alla sintesi formale, in cui gli oggetti e i personaggi sono rappresentati con grande libertà lirica e narrativa, espressionistica, che si caratterizza per tratti essenziali ed inconfondibili del suo stile, tanto da fare affermare allo stesso Castellani che " ... un suo quadro viene subito individuato. Non c'è bisogno di cercare la firma.". 

Muore il 2 giugno 1987.


Le opere di Boldrini sono state esposte in molte mostre collettive, tra le quali vanno ricordate: nel 1955, a Parigi, la mostra del "VI° Salon de la Jeune Peinture e sempre nello stesso anno quella della "XIX Biennale Nazionale d'Arte Città di Milano", presso il Palazzo della Permanente; tra il 1955 ed il 1956, a Roma, la mostra della "VII° Quadriennale nazionale d'arte"; nel 1956 a Venezia, la mostra della "Biennale d'arte di Venezia" . Inoltre vanno ricordate la partecipazione a quattro edizioni della "Biennale d’Arte Triveneta" dal 1953, X° edizione, al 1959, XIII° edizione e la partecipazione nel 1959 ad un'edizione della "Biennale nazionale" di San Marino.

All'autore sono state dedicate diverse mostre personali tra cui spiccano le moltissime presso la Fondazione Bevilacqua La Masa nel 1951, nel 1952, nel 1957, nel 1966 e infine nel 1981;

Dopo la morte i suoi lavori sono esposti molte volte tra le varie mostre vanno ricordate: nel 2008 la mostra antologica dal titolo, "Ritorno a Venezia", tenuta presso la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista; nel 2011 a Pordenone la mostra dal titolo, "Percorsi tra le Biennali 1948-1968", tenuta presso la Galleria d'arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato organizzata per ricordare la presenza degli artisti veneti e triestini alle Biennali veneziane.; nel 2013 la mostra personale tenuta presso l'associazione culturale "Le muse" a Vicenza, dal titolo "Ricordando Gustavo Boldrini"; nel 2015 la mostra "Omaggio a Boldrini" , tenuta presso la "Galleria delle Cornici" al Lido di Venezia, con opere di Boldrini presenti nella collezione Gemolo, nel 2017 presso la galleria " La teca" mostra retrospettiva in ricordo a trent'anni dalla morte dal titolo GUSTAVO BOLDRINI, PITTORE VENEZIANO. Nel dicembre 2018 presso la Galleria Sant'Andrea di Parma in collaborazione con l'Archivio Gustavo Boldrini si è tenuta la mostra "I Boldrini di Gustavo Boldrini - La collezione privata" dove sono state esposte numerose opere provenienti dalla collezione privata dell'Artista e che la Vedova ha donato all'Archivio. Nell'occasione è stato pubblicato a cura di Maria Palladino e Roberto Ravanetti un corposo catalogo contenente tutte le opere su tela dell'intera collezione.






Liberio Reggiani

 

Francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – Ottone Rosai - Casa Museo – Francesco – Cristina  - Enrico Baj - 

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Nizza, 1931. 
Pittore, disegnatore, incisore. Si diploma prima al Liceo Artistico, poi all'Accademia di Brera, allievo di Aldo Carpi. La prima personale si tiene alla Galleria Spotorno di Milano nel 1956. Un anno più tardi, ancora a Milano, espone alla Galleria Bergamini, dove ripresenta il suo lavoro nel 1970. Inizia una feconda stagione espositiva: tra le numerose personali si ricordano le mostre allestite alla Galleria Stefanoni di Lecco nel 1965, alla Galleria Vinciana di Milano nel 1966, alla Galleria dell'Orso di Milano, al Museo Civico di Lodi e alla Galleria Leonessa di Brescia nel 1973, alla Galleria Incontro d'Arte di Roma nel 1976, alla Galleria Valentini di Milano nel 1977, alla Banca Popolare di Milano nel 1986, alla Galleria Ciovasso di Milano nel 1991 e alla Torre Pusterla di Casalpusterlengo nel 1996. Numerosissime le collettive di prestigio dall'inizio dell'attività: dalla Quadriennale di Roma del 1959 fino alle recenti rassegne Il Realismo esistenziale al Palazzo Sertori di Sondrio nel 1999 e Generazione anni '30 al Museo Bargellini di Pieve di Cento nel 2001. Un'importante monografia, curata da Marco Valsecchi, è edita nel 1973, seguita da una seconda, nel 1978, con il contributo critico di Floriano De Santi. Esponente di rilievo del realismo esistenziale, evidenzia nelle sue opere la tragica condizione dell'uomo, prima colpito dalla guerra, quindi ridotto, in metropoli soffocanti, a vittima del degrado e dell'alienazione contemporanee. Le sue opere presentano una strutturata robustezza d'impianto e una rigorosa severità compositiva, con colori aspri e una tendenza alla deformazione figurativa che, con i suoi accenti forti e aggressivi, giunge spesso al limite della caricatura. Bibl.: M. Valsecchi, Liberio Reggiani: opere 1953-1973, Milano, 1973; F. De Santi, Vittime e carnefici. Opere di impegno civile 1957-1978, Torino, 1978; Liberio Reggiani, Casalpusterlengo, Torre Pusterla, 1996.







Eliano Fantuzzi

 

Francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – Ottone Rosai - Casa Museo – Francesco – Cristina  - Enrico Baj - 

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Nasce a Modena il 25 settembre 1909.

Trasferitosi con la famiglia a Verona, scopre sin da piccolo la sua passione per la pittura. Frequenta il liceo artistico e poi l'accademia d'arte Cignaroli.

Il suo primo lavoro, introvabile, rappresenta Gaio Muzio Scevola che si brucia la mano. Sognando l'impressionismo francese, si trasferisce a Parigi nel 1924, quando ormai già prendeva piede in Europa l'espressionismo.

In città trova piccoli lavori per vivere, riuscendo a organizzare mostre per esporre i suoi lavori, grazie alle quali attraversa periodi di discreta fortuna. 

Nel 1939 si arruola nell'esercito francese e nel 1943 rientra in Italia. 

Nel 1947 è invitato alla V Quadriennale d'Arte di Roma. 

Nel 1948 viene chiamato dall'emiro Ibim Saud a decorare la reggia saudita di Taif. Vive presso l'emiro sino al 1952, affrescando il salone dei ricevimenti. 

Tornato a Roma, è invitato alla VI Quadriennale di Roma e alla XXVI Biennale di Venezia. Nel 1953 vince un premio acquisto alla prima edizione del Premio Spoleto.

Nell'aprile del 1963, al concorso “Pittura in Ciociaria” presso l'Abbazia di Casamari, è componente della giuria presieduta da Giorgio de Chirico.

Prediligendo le ambientazioni notturne, il suo stile pittorico è influenzato nei temi e nelle scelte cromatiche della Scuola romana, con influenze venete. 

Con Giorgio de Chirico risulta essere tra gli artisti più copiati in Italia. 

Muore a Verona nel 1987.







Giovan Francesco Gonzaga

 

Francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – Ottone Rosai - Casa Museo – Francesco – Cristina  - Enrico Baj - 

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Giovan Francesco Gonzaga

 Artista Milanese (1921 - 2007), fu un uomo di eccezionale vitalità. 
I genitori lo avrebbero voluto avvocato ma fin da piccolo Giovan Francesco sognava il mondo dell'arte. Ricevuto il divieto di iscriversi all’Accademia delle Belle Arti di Brera, a soli vent’anni, si arruola come volontario, con il Savoia Cavalleria, per la Campagna di Russia. L'esperienza della Guerra lascia segni indelebili nella mente del giovane Giovan Francesco ma aumenta la sua passione per il cavallo. Sua famosa dichiarazione fu “Sono un decadente, un crepuscolare. Non guido la macchina: Vado a Cavallo. Ho trascorso l’infanzia - un’infanzia dorata - fra nitriti e profumi di scuderia…nella villa di Soncino, dai nonni. Mia madre si occupava di moda, andava a Londra, a Parigi ed io ad otto anni ero già in sella”. 
Finita la Guerra inizia finalmente a dedicarsi alla pittura e nel 1947 esordisce con una personale presso la Galleria Carini di Milano. 
Dal 1955 inizia a viaggiare e sarà la Spagna a regalargli il momento di massima crescita artistica e personale. I motivi ricorrenti delle opere del pittore sono nature morte, ritratti e soprattutto i prediletti cavalli. Diversi i riconoscimenti ottenuti dall’artista: il Premio Marzotto nel 1963, il Pavone d‘oro nel 1967 e Le grolle d‘oro nel 1972. Nel 2001 riceve anche l’Ambrogino d’oro, massima onorificenza conferita dal comune milanese ai suoi concittadini benemeriti. 
Le sue opere sono oggi esposte in diversi musei, nazionali e internazionali il museo di Tel Aviv, L’Art Museum di Los Angeles e figurano altresì le sue tavole in collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Spagna, Lussemburgo, Indonesia, Cina, Giappone, Singapore, America. 
Giovan Francesco Gonzaga, muore nella sua città, Milano, il 2 Ottobre del 2007





lunedì 13 dicembre 2021

Andy Warhol

Francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni – Ottone Rosai - Casa Museo – Francesco – Cristina  - Enrico Baj - 

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Andy Warhol, considerato a pieno titolo uno dei più grandi geni artistici del suo secolo, nasce a Pittsburgh (Pennsylvania) il 6 agosto 1928: figlio di immigrati slovacchi di etnia Rutena il suo nome vero è Andrew Warhola. Tra il 1945 e il 1949 studia al Carnegie Institute of Technology della sua città. Si trasferisce poi a New York dove lavora come grafico pubblicitario presso alcune riviste: "Vogue", "Harper's Bazar", "Glamour". Fa anche il vetrinista e realizza le sue prime pubblicità per il calzaturificio I. Miller. 

Le prime mostre
Nel 1952 tiene la prima personale alla Hugo Gallery di New York. Disegna anche scenografie. Nel 1956 espone alcuni disegni alla Bodley Gallery e presenta le sue Golden Shoes in Madison Avenue. Compie poi alcuni viaggi in Europa e Asia. 

Gli anni '60
Intorno al 1960 Warhol comincia a realizzare i primi dipinti che si rifanno a fumetti e immagini pubblicitarie. Nei suoi lavori compaiono Dick Tracy, Popeye, Superman e le prime bottiglie di Coca Cola.
Inizia a utilizzare la tecnica di stampa impiegata nella serigrafia nel 1962, rivolgendo l'attenzione alla riproduzione di immagini comuni, degne del titolo di "icone simbolo" del suo tempo, comprese le lattine di zuppa. Tratta anche temi carichi di tensione, come i Car Crash (Incidenti automobilistici) e Electric Chair (sedia elettrica). Dal suo stile "neutro" e banale prende il via la cosiddetta Pop-art.
Come scrive Francesco Morante: "La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note e simboliche. E l'opera intera di Warhol appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si va dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via.
In queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci documentano quale è divenuto l'universo visivo in cui si muove quella che noi definiamo la "società dell'immagine" odierna. Ogni altra considerazione è solo conseguenziale ed interpretativa, specie da parte della critica europea, che in queste operazioni vede una presa di coscienza nei confronti del kitsch che dilaga nella nostra società, anche se ciò, a detta dello stesso Warhol, sembra del tutto estraneo alle sue intenzioni".
Negli anni successivi decide di abbracciare un progetto più vasto, proponendosi come imprenditore dell'avanguardia creativa di massa. Per questo fonda la "Factory", che può essere considerata una sorta di officina di lavoro collettivo. Iniziano i rapporti di lavoro con Leo Castelli.
Nel 1963 inizia a dedicarsi al cinema e produce due lungometraggi: "Sleep" ed "Empire" (1964). Nel 1964 espone alla Galerie Sonnabend di Parigi e da Leo Castelli a New York. Per il Padiglione Americano alla Fiera mondiale di New York realizza i Thirteen Most Wanted Men. L'anno successivo espone all'Institute of Contemporary Art di Philadelphia. 

Le collaborazioni artistiche
Fallito il tentativo di fondare un gruppo musicale con La Monte Young e Walter de Maria (due dei più celebri compositori d'avanguardia del periodo), nel 1967 si lega al gruppo rock dei Velvet Underground (di Lou Reed), di cui finanzia il primo disco. Anche la nota copertina del disco, una semplice banana gialla su sfondo bianco, è sua. 

L'attentato del 1972
Nel 1968 rischia la morte, all'interno della Factory, per l'attentato di una squilibrata, tale Valerie Solanas, unico membro della S.C.U.M. (società che si propone di eliminare gli uomini). Espone al Moderna Museet di Stoccolma. Pubblica il romanzo "A: a novel" e produce il primo film in collaborazione con Paul Morissey. Si tratta di "Flash", cui seguiranno "Trash", nel 1970, e "Heat", nel 1972. 

Gli anni '70
Nel 1969 fonda la rivista "Interview", che da strumento di riflessione sul cinema amplia le sue tematiche a moda, arte, cultura e vita mondana. A partire da questa data, fino al 1972, esegue ritratti, su commissione e no. Scrive anche un libro: "La filosofia di Andy Warhol (Dalla A alla B e ritorno)", pubblicato nel 1975. L'anno seguente espone a Stoccarda, Düsseldorf, Monaco, Berlino e Vienna. Nel 1978 a Zurigo. Nel 1979 il Whitney Museum di New York organizza una mostra di ritratti di Warhol, intitolata "Andy Warhol: Portraits of the 70s". 

Gli anni '80
Nel 1980 diventa produttore della Andy Warhol's TV. Nel 1982 è presente alla Documenta 5 di Kassel. Nel 1983 espone al Cleveland Museum of Natural History e gli viene commissionato un poster commemorativo per il centenario del Ponte di Brooklyn. Nel 1986 si dedica ai ritratti di Lenin e ad alcuni autoritratti. Negli ultimi anni si occupa anche della rivisitazione di opere dei grandi maestri del Rinascimento: Paolo Uccello, Piero della Francesca, e soprattutto Leonardo da Vinci, da cui ricava il ciclo "The Last Supper" (L'ultima cena). Realizza anche alcune opere a più mani con Francesco Clemente e Jean-Michel Basquiat, il "maledetto" della scena artistica newyorchese. 

La morte
Andy Warhol muore a New York il 22 febbraio 1987 durante una semplice operazione chirurgica.
Nella primavera del 1988, 10.000 oggetti di sua proprietà vengono venduti all'asta da Sotheby's per finanziare la Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una grandiosa retrospettiva. 


Le opere di Andy Warhol in Mostra a Brindisi 






domenica 22 agosto 2021

Giorgio De Chirico

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Oreste e Pilade



Giorgio De Chirico nasce il 10 luglio 1888 a Volos, capitale della Tessaglia (Grecia). Secondogenito di tre fratelli è figlio di un ingegnere ferroviario e di una nobildonna genovese. Morta la sorella Adele ancora in tenera età, gli altri due figli rivelano presto una forte disposizione artistica: Giuseppe Maria Alberto Giorgio de Chirico (questo il suo nome completo) viene colto dalla Musa della pittura mentre Andrea da quella della musica, anche se poi quest'ultimo, con gli anni, si è dimostrato uno degli artisti più versatili della storia patria, cimentandosi nei più svariati campi dell'arte con lo pseudonimo di Savinio.

Suoi alcuni fondamentali romanzi del Novecento italiano (come "Hermaphrodito" o "Ascolto il tuo cuore, città", "Narrate uomini la vostra storia" e "Casa "La Vita"), mentre le sue partiture possono tranquillamente essere dimenticate (ricordiamo i balletti "Perseo", su soggetto di M. Fokine, "Ballata delle stagioni", "La morte di Niobe" e "La vita dell'uomo", tutti su soggetto proprio).

Tornando a Giorgio, in questi anni, assecondato dal padre nella passione per l'arte, prende le prime lezioni di disegno dal pittore greco Mavrudis poi si iscrive all'Istituto Politecnico di Atene che frequenterà per un breve periodo (un paio di anni). Nel 1905 muore il padre, il tenero e sempre presente sostenitore delle sue inclinazioni. La ferita non sarà facile da rimarginare e, anzi, tempo dopo al pittore maturo capiterà spesso di rievocarne con commozione la figura e il bel rapporto.

Rimasto solo con madre e fratello, si trasferisce a Monaco per continuare gli studi. Qui è attratto irresistibilmente dal disegno grafico, assai visionario, di Alfred Kubin nonché dalla pittura dei simbolisti Arnold Boecklin e Max Klinger. Ma l'arte non rimane il suo esclusivo campo di interesse. Si apre invece alla letteratura e alla filosofia di cui comincia a leggerne alcuni esponenti fondamentali. In particolare rimane affascinato dal pensiero di Schopenhauer  e di Nietzsche, così come da quello di Weininger (la cui opera è una vera e propria "metafisica del sesso", il cui scopo è quello di gettare le basi per l'avvento di una nuova spiritualità); tutti questi elementi assumono un'importanza radicale nella poetica dell'artista (l'influenza di Boecklin e di Nietzsche è ravvisabile nel dipinto "La battaglia dei Centauri e dei Lapiti").

Nel 1910, torna in Italia con la madre che lo accompagna prima a Milano poi a Firenze; Andrea invece parte per Parigi. A Firenze subisce l'influenza di Giotto e della pittura primitiva toscana, orientandosi verso un disegno ricco di impianti prospettici e di costruzioni a forma di arcate. Nel suo pellegrinaggio artistico giunge anche a Torino, che lo colpisce non solo per essere stata la città degli ultimi anni di Nietzsche, ma anche per la severità della sua linea architettonica.

Sul piano artistico si fanno invece strada le prime coordinate stilistiche del De Chirico più conosciuto. Dopo lungo rovello interiore, l'artista perviene alla conclusione che l'arte debba "creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l'arte dal comune e dall'accettato... sopprimere completamente l'uomo quale guida o come mezzo per esprimere dei simboli, delle sensazioni, dei pensieri, liberare la pittura una volta per tutte dall'antropomorfismo... vedere ogni cosa, anche l'uomo, nella sua qualità di cosa". In pratica, il manifesto condensato della pittura Metafisica, che in questa fase, sul piano delle produzioni, appare solo abbozzata.

Stanco di Torino raggiunge Alberto Savinio a Parigi dove riceve gli apprezzamenti di un altro "outsider", Guillaume Apollinaire. Grazie all'interessamento del fratello viene presentato a Pierre Laprade, membro della giuria del Salon d'Automne, per il quale espone tre opere: "Enigma dell'Oracolo", "Enigma di un pomeriggio" e "Autoritratto". Nello stesso anno, in occasione dell'esposizione di altre tre sue opere al Salon des Indépendants viene notato da Pablo Picasso  grazie al quale stringe amicizia con Brancusi, Braque, Jacob, Soffici, Léger e Derain. Apollinaire organizza nell'atelier dell'artista una mostra di trenta opere e recensisce De Chirico su "L' intransigeant" utilizzando il termine "metafisico".

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Giorgio e Andrea rientrano in Italia per arruolarsi nell'esercito: Andrea parte per la Grecia mentre Giorgio è ricoverato per disturbi nervosi all'ospedale psichiatrico di Ferrara dove resterà fino alla fine del conflitto. Il paesaggio urbano ferrarese è fondamentale per la definitiva impronta metafisica, in cui prende corpo il suo peculiare stile caratterizzato da gli scenari irreali e misteriosi, all'insegna di una solitudine sospesa e allucinatoria. I suoi quadri rappresentano magari semplici e disadorne piazze, dove si materializzano oggetti che vivono di una luce propria, estrapolati dalla dimensione banale e utilitaria dell'esistenza rivivono nel quadro come segni assoluti di memoria e nello spazio mentale del quadro si assemblano con lo stesso non senso in cui si vive la realtà del sogno: l'unica che può giustificare la riduzione dell'uomo a cosa, a manichino, a statua di marmo, a silhouette, privi di qualsiasi identità che non sia la pura apparizione metafisica.

Nel 1916 dipinge i suoi celebri "Ettore e Andromaca" e "Le Muse inquietanti"  e frequenta l'ambiente artistico di Ferrara: conosce Filippo De Pisis ed inizia una corrispondenza con Carrà, che conoscerà durante il ricovero. Carrà rimane affascinato dal mondo poetico e dai temi artistici di De Chirico, dipingendo una serie di opere di chiara matrice metafisica. Le coordinate di questo tipo di pittura sono anche esposte di li a poco sulla rivista "Valori Plastici" diretta da Mario Broglio; intanto Andrè Breton ne parla in modo entusiasta sulla rivista francese "Littérature"; incidendo quindi, di riflesso, sul gusto dei pittori surrealisti.

L'attività espositiva è intensa e vi affianca anche quella come scenografo: nel 1929 esegue, ad esempio, scene e costumi per i balletti di Diaghilev a Parigi, illustra i "Calligrammes" di Apollinaire e "Mythologies" di Cocteau.

Nel 1935 è chiamato negli Stati Uniti dove rimane fino al 1936 con la compagna Isabella Far, cui resterà legato fino alla morte. Nel 1937 è costretto a spostarsi tra Milano, Parigi, Londra, Firenze, Torino e Roma dove espone per la seconda volta alla Quadriennale. Nel 1945 pubblicherà "Commedia dell'arte moderna" e "Memorie della mia vita". Due anni dopo si stabilisce definitivamente a Roma in Piazza di Spagna.

Giunto ormai al termine della sua vita, continua incessantemente a dipingere con maggiore passione: "Per le emulsioni e il mio olio emplastico, che possano dare alla materia della mia pittura sempre maggiore trasparenza e densità, sempre maggior splendore e fluidità, io mi perdo in sogni bizzarri davanti allo spettacolo della mia pittura e mi sprofondo in riflessioni sulla scienza della pittura e sul grande mistero dell'arte". Nel 1969 viene pubblicato il primo catalogo delle sue opere grafiche, nel 1971 di tutte le sue opere; nel 1970 espone al Palazzo Reale di Milano, nel 1972 a New York, nello stesso anno Parigi lo nomina membro dell'Accademia di Belle Arti e gli dedica un esposizione; qui parlerà ancora una volta della sua pittura confrontando quella del periodo metafisico che definirà "Pittura inventata e poetica" da quella successiva "La vera pittura, la pittura di qualità, la pittura realista", dichiarerà di seguire la tecnica dei maestri del Rinascimento pur restando "indipendente".

Giorgio De Chirico si spegne a Roma il 20 novembre 1978, onorato dai critici di tutto il mondo. La sua arte, questo è certo, rimarrà consacrata nell'Olimpo dei maestri dell'arte del '900.



lunedì 5 ottobre 2020

Gian Rodolfo D'Accardi

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(Palermo, 9 giugno 1906 – Varese, 1993) 

Ha frequentato i corsi dell'Accademia di Brera, lavorando contemporaneamente come impiegato presso una banca.


Nel 1930 esordisce come pittore esponendo ad una mostra organizzata dall'Università Popolare di Milano e da questo momento partecipa anche a numerose mostre Sindacali ed alle esposizioni della Permanente, conoscendo le prime significative affermazioni.

Le sue opere sono inoltre presenti in diverse edizioni della Quadriennale romana a partire dal 1939, ad alcuni Premi Bergamo, dove nel 1941 espone Cavalcata nel bosco, e alla prima Biennale di Venezia del dopoguerra (1948, come Artista Italiano di punta).

Dal 1959 al 1960 vive e lavora a Cernobbio intensificando l'attività espositiva, scandita da numerose mostre personali tenute e Milano, Roma, Genova e Lugano.

Il suo repertorio spazia dal ritratto alla natura morta e comprende alcune fortunate composizioni dedicate al tema delle maschere.

Ma è soprattutto il paesaggio a documentare l'evoluzione stilistica del pittore, che dall'iniziale componente naïf di Nevicata in Brianza (1939) giunge ad esiti non figurativi nelle opere degli anni Sessanta e Settanta.

La pittura di D'Accardi si muove in una dimensione "visionaria", di vaga ascendenza espressionista, vicina, per alcuni aspetti, a quella favolosa di Franz Marc.

L'intera sua opera risulta sostanzialmente omogenea, sia sul piano dei contenuti sia su quello dello stile.

Il suo metodo di lavoro è postimpressionistico, ma la sua pittura può considerarsi estranea ad ogni schema mentre risente delle più moderne esperienze.

D'Accardi si esprime con colori vivaci e armoniosi e con forme fantasiose, talvolta suggerite dal suo estro, talaltra dettate da una sincera passione.

L'artista, profondamente religioso, esprime con piena autonomia di linguaggio e intensità poetica la sua particolare visione del mondo in composizioni pervase di ancestrale sacralità anche quando non sono opere di soggetto specificamente religioso.







Francesco Rositani - Pittore – Opere – Quadri – Quotazioni –  Mario Mafai – Giorgio Morandi – Amedeo Modigliani – Marc Chagall  - Gaston Orellana - Josè Molina - Casa Museo – Francesco – Cristina - Achille Funi - Canaletto -  Elena Tommasi Ferroni - Ottone Rosai - Edoardo Franceschini - Enrico Baj - Ralph Rumney - Gustavo Boldrini - Alberto Salietti - Maurizio Cattelan - Cattelan - Pino Grioni - Milo Cattaneo - Stelio Sole - Gian Rodolfo D'Accardi -  D'Accardi -